Fehu

Molti si approcciano alle Rune partendo da testi che delle stesse trattano, il problema a mio avviso è
che si cadrebbe nel “credere”, mentre il runologo o aspirante tale dovrebbe seguire la Via, trasmessa
dal Padre di Tutti, ovvero il “Conoscere” e il “Comprendere”.
E’ mia opinione che non è possibile o è altamente “castrante” studiare le Rune senza aver studiato e
compreso ,almeno in parte, i poemi che le trattano, le saghe che le citano e contestualizzano e
naturalmente le Edda che ne parlano a più riprese.
In questa mia analisi della Runa Fehu partirò proprio dai tre “Antichi poemi runici” che troppo
spesso, purtroppo, vengono considerati marginalmente quando non vengono completamente
ignorati, anche dagli addetti ai lavori.
Il termine Fehu è riferito alla radice indoeuropea Peku, le cui derivazioni nelle varie lingue
germaniche assumono il significato di “bestiame”, “denaro”, “fortuna”, “ricchezza”, “proprietà”,
“tesoro”.
Nell’antico poema runico norvegese i versi riferiti a questa Runa sono :
“ L’oro porta conflitti tra parenti.
il lupo dimora nella foresta.”
Da ciò traspare un avvertimento riguardo la ricchezza, ma tale termine può tranquillamente essere
sostituito da ognuno degli altri termini sopracitati. Il volere troppo porta a conflitti anche con chi ci
è più vicino. Aggiungerei “meglio non ostentare ricchezza, di qualunque tipo sia, ma piuttosto
condividerla “.
Nell’antico poema runico islandese il verso di riferimento cita :
“La ricchezza è contesa tra parenti e fuoco nella marea
e il sentiero del serpente.
Signore della guerra.”
Qui abbiamo più o meno lo stesso monito solamente più sviluppato, ovvero ci viene detto che
l’invidia porta discordia, che a sua volta porta “fuoco nel mare”, cioè battaglia.
Con “la strada del serpente” ci si riferisce probabilmente al solcare i mari, visto che il serpente è la
nave e il suo sentiero è il mare. L’ultima parte “signore della guerra” è in qualche modo la
conseguenza alle razzie marittime. Interessante è ricordare che Olaf Triggvasson, il re di Norvegia
che impose la croce, con metodi a dir poco brutali, uccise Rauð “il forte” allo scopo di
impossessarsi della sua splendida nave che si chiamava appunto “il Serpente”.
Come simbolo il serpente equivale a Conoscenza e Saggezza, prendiamo ad esempio il serpente
dell’Eden che fa in modo che Adamo ed Eva mangino i frutti dell’albero della Conoscenza, chissà
perché poi il Dio dei cristiani li voleva nell’ignoranza…
Nella tradizione Indù il serpente, invece, rappresenta la Kundalini, cioè un termine della sanscrito
usato in certi testi delle tradizioni tsntriche per indicare la Sakti presente nel corpo umano, ovvero
l’energia divina che si ritiene risiedere in forma dormiente in ogni individuo.
Per gli antichi greci invece il serpente si trova sul Caduceo o bastone di Hermes/Mercurio,
e noi sappiamo da Tacito che l’equivalente germanico di Hermes altri non è che Odino. Per quanto
riguarda la funzione è di conciliare tra loro gli opposti, creando armonia tra gli elementi, come
l’acqua, il fuoco, la terra e l’aria. Il simbolo del Caduceo ricorre frequentemente anche in alchimia,
quale sintesi di zolfo e mercurio.
Nell’antico poema anglosassone il verso riguardante Fehu recita:

“ La ricchezza è conforto di ogni uomo;
anche se ogni uomo dovrebbe distribuirla liberamente,
davanti al Signore ed al suo giudizio .”


Qui abbiamo un altro punto di vista, la ricchezza è vista come conforto, ma ci viene detto che va
condivisa, cioè distribuita per avere riconoscenza da parte del divino, ma non solo.
Era uso tra i re del mare di epoca vichinga elargire grandi doni ai guerrieri che si distinguevano per
abilità, audacia e coraggio. Questo uso potrebbe rifarsi al mito e alle credenze antecedenti delle
antiche popolazioni indoeuropee, cioè che il re o il capo clan deve incarnare la fertilità e portare
benessere alla terra ed al popolo; in caso questo non fosse avvenuto e sotto il suo dominio si fossero
palesate povertà e miseria il re stesso sarebbe stato sacrificato agli Dei in quanto non degno di
rappresentare la fertilità e di garantire prosperità.
Teniamo conto che tutti questi poemi sono stati tra-scritti in epoca cristiana, ma possono comunque
aiutarci a comprendere a grandi linee il significato in positivo e in negativo di questa Runa.
Una volta studiato e fatto nostro il significato archetipico nascosto nei versi, il primo vero passo
nello studio delle Rune, dei Misteri, è chiedersi in che rapporto siamo noi come individui con
l’energia o l’archetipo che esse rappresentano.
In questo caso : “Che rapporto ho con la ricchezza ? Con il denaro? Con la fortuna? Con il
condividere ?”
Le energie runiche sono vive e dinamiche quindi un commerciante avrà un approccio differente con
le emanazioni di Fehu rispetto ad un operaio o ad un milionario.
Un analisi seria ed approfondita di questo tipo può aiutarci a comprendere più in profondità la Runa
ed il nostro rapporto con essa. Certo, in questo caso ho preso il lato più materiale della ricchezza,
ma vale la stessa cosa per quel che concerne la ricchezza spirituale e le domande da porre sono
equivalenti. Da più punti di vista analizziamo il “concetto” espresso dalla Runa più profonda sarà la
sua comprensione ed interiorizzazione.
Osservando il glifo possiamo notare come ricordi un uomo con le braccia protese nell’atto di
accogliere, benedire, o indicare. Oppure può assomigliare ad un albero con i rami che crescono
verso l’alto, inoltre non scordiamo che questa Runa è legata alle divinità Freyr, Freya e Njordr.
Ed il glifo ricorda anche le rappresentazioni tipiche del Dio Freyr con il grosso fallo eretto,
rappresentato dalla linea obliqua più bassa, ad indicare fertilità, crescita e abbondanza.
Le tre divinità citate poco sopra sono appartenenti a ciò che definiamo terza funzione, cioè preposte
a produzione, riproduzione ed abbondanza, quindi si può dire che questa Runa rappresenti il “seme” universale.


Ricorda anche due “raggi” direzionati che partono rispettivamente dai genitali e dal cuore atti ad
elargire.
In generale i glifi non sono l’energia runica, ma delle rappresentazioni di essa attraverso sistemi
simbolici meglio comprensibili all’inconscio, perciò è importante nello studio delle Rune
contemplare a più riprese il glifo che le rappresenta arrivando quasi ad “entrarci dentro”.
Che sensazioni ci dà ? Che immagini evoca in noi? Dove va la nostra mente? E il nostro cuore?
Le risposte a tutte le domande che sto ponendo, che porrò e che a mio avviso, occorrerebbe porsi,
va riportato su un quaderno con data, fasi lunari ed eventualmente in che costellazione si trova la
luna, così da avere sempre a portata di mano il nostro pensiero runico e l’evoluzione dello stesso.


Lavorando con le Rune non dobbiamo soffermarci solo su aspetti psicologici, essi sono rilevanti ma
vanno integrati con quelli fisici.
Possiamo già avere sensazioni corporee attraverso le visualizzazioni.
C’è una parte del corpo in cui sento particolarmente Fehu quando la visualizzo ?
Quale? Come si manifesta? Un formicolio? Sento caldo o freddo? La sento come una forza che
spinge in fuori o che penetra all’interno? Si espande o si contrae? Di che colore la vedo?
Naturalmente questi sono solo esempi di domande che possiamo porci durante il lavoro di
approccio alle Rune, qualsiasi praticante può svilupparne altre tenendo presente che stiamo facendo
conoscenza di energie misteriche vive, che si ipotizza andremo poi ad utilizzare per vari scopi. Per
cui più la conoscenza reciproca sarà profonda più facili saranno i lavori successivi.
Un altro sistema che ci può aiutare a comprendere le forze runiche è lo Stadha (frequentemente
chiamato Yoga Runico). Questa pratica non è considerata tradizionale, in quanto “l’inventore”,
Siegfried Adolf Kummer, era un mago runico di inizi ‘900.
Però sono stati trovati reperti archeologici in Scandinavia ed Islanda di manufatti con incisi, dipinti
e scolpiti uomini in posizioni tali da ricordare alcune Rune, inoltre ancora oggi in Islanda l’alfabeto
viene insegnato ai bambini facendogli fare una sorta di ginnastica atta a riprodurre le lettere con il
corpo.
Lo Stadha di Fehu si esegue tenendo le gambe ed i piedi uniti, la schiena diritta così come la testa,
sollevando le braccia difronte a noi, tenendo il sinistro più alto del destro.
Se poniamo i palmi delle mani all’insù raccogliamo energia dal cielo, se li teniamo in giù possiamo
o elargirla o raccoglierla dalla terra.
Ho notato che questa posizione dà maggiori sensazioni e benefici se si è rivolti a nord o a est.
Dopo un piccolo lavoro di centratura, possiamo assumere lo Stadha e mantenerlo inizialmente per
nove respiri profondi e pausati stando centrati sui significati della Runa. Consiglio di provare tutte
le direzioni cardinali, se con me è meglio in una non è detto lo sia con tutti, non limitiamoci e non
poniamoci dogmi inutili, sperimentiamo! Partiamo sempre da tempi brevi, la posizione non deve
essere fastidiosa altrimenti rischiamo di perdere la centratura.
In genere quando lavoro con una Runa trascorro 9 giorni con essa non necessariamente consecutivi,
ma effettivi di lavoro, al termine dei quali scrivo una sorta di relazione su tutto ciò che mi è arrivato
durante i lavori. Ogni volta che ricomincio il lavoro con una determinata Runa vado prima a
rivedere la relazione su essa compilata in precedenza e man mano la amplio ad ogni ciclo di 9
giorni.
Per ora mi fermo qui a parlare di questa Runa, trovo insensato aggiungere pratiche più complesse
come il Galdr o altro . Spero che queste poche righe possano essere di aiuto a chi alle Rune voglia approcciarsi

Un pensiero riguardo “Fehu

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