Molto spesso mi sono ritrovato a parlare di magia con la mia compagna, anche lei cercatrice quanto me, su quale sia il significato di magia e se essa sia più simile all’arte o alla scienza.
Mentre sono sulla mia poltrona sorseggiando del buon mate, dono di amici argentini, tenterò di mettere assieme frasi e appunti sparsi sui miei quaderni, frammenti anche contraddittori,
che mirano a sviscerare ciò che a più riprese mi è arrivato ed ho compreso sul concetto di magia.
Ci tengo a rimarcare il fatto che ciò che qui è scritto è solo il mio punto di vista, ovvero il punto di vista di un ricercatore in cammino ben lontano dalla meta, ovunque essa sia.
Premetto che i mesi di luglio e agosto sono, per me, particolarmente intensi dal punto di vista lavorativo, in quanto lavoro nella cucina di un ristorante di alta montagna e mio malgrado il tempo a disposizione per scrivere, studiare e praticare è davvero limitato, per questo ho parlato di frasi e appunti sparsi accumulati in questi due mesi.
Dunque la magia…
Alisteir Crowley definì la magia come “la Scienza e l’Arte di causare cambiamenti in conformità alla Volontà”, in questa definizione troviamo le tre parole chiave di questo studio : Arte, Scienza e Volontà.
Quando si parla di Magia i limiti, così come i confini, sono davvero sottili e variabili, oserei dire elastici e possono cambiare e spostarsi.
Così l’Arte magica si confonde con la Scienza.
Secondo Oxford laguages l’Arte è: “Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.”
Secondo lo stesso dizionario online la scienza si identifica con: “ Il risultato delle operazioni del pensiero, in quanto oggetto di codificazione sul piano teorico e di applicazione sul piano pratico.“
Sostanzialmente la prima è un espressione individuale mentre la seconda trascende l’individuo ed è generale essendo fondata su leggi immutabili. Personalmente tendo a sentire la Magia come una via di mezzo, ovvero in parte essa è governata da leggi immutabili ed in parte è strettamente personale ed individuale in quanto espressione dell’individuo che interagisce con leggi cosmiche.
Ci tengo a precisare cosmiche e non universali in quanto il termine universo è legato al concetto recente e monoteistico del tutto, uni-verso cioè un solo verso.
Quindi, dal mio punto di vista, la magia è al contempo arte e scienza. Arte perché è un qualcosa di profondamente personale, come qualsiasi altra forma di espressione di sé. Scienza perché governata da leggi che è necessario conoscere, studiare e comprendere al fine di utilizzarle.
Un elemento certo è che per imparare la Magia occorre un infinita pazienza divisa tra studio, osservazione e pratica, ed in tutto questo processo la fretta e l’ignoranza costituiscono i peggiori nemici del Ricercatore.
Sono pochi coloro che sanno realmente quanto studio e quanta pratica sta dietro le arti magiche. Quanta fatica e quante abilità è necessario sviluppare.
Un uomo di Conoscenza, mago, stregone, guaritore o sciamano che sia, necessita di avere un minimo di dimestichezza con varie sfaccettature del sapere che possono portarlo oltre il comune senso di conoscenza e percezione, egli dovrebbe sviluppare un bagaglio proprio di pratiche ed “ingredienti”, di “patti” e simboli che andranno a divenire i suoi personali “alleati” e strumenti nelle operazioni che compirà lungo il suo cammino ovunque esso lo porti.
Durante tutto lo sviluppo e la crescita di queste abilità, parallelamente ad esse, verrà a svilupparsi la risorsa più grande ed inestimabile per ogni individuo : la Volontà.
Nel suo libro “Atto di Volontà” Roberto Assagioli afferma che la Volontà può essere suddivisa in diversi aspetti che devono essere sviluppati contemporaneamente e sono:
Forza di volontà, cioè rendere la volontà abbastanza forte da essere funzionale rispetto ciò che è chiamata a svolgere;
Volontà sapiente, ovvero ottenere risultati con il minor dispendio possibile di energie, andando ad attivare ed utilizzare gli aspetti insiti in noi, che ci portano a produrre un azione specifica atta a realizzare lo scopo;
Volontà buona, cioè saper indirizzare la volontà e scegliere gli scopi o i desideri “giusti”;
Volontà transpersonale, ergo saper collegare il proprio Sé alla Volontà Cosmica in modo da comprendere la “realtà assoluta” ed esserne parte attiva.
La Volontà così sviluppata è “l’essenza” che a livello pratico interagisce con il cosmo e le forze che in esso si muovono in modo da far avvenire i “cambiamenti” desiderati.
Non bisogna però pensare che la Magia risolva tutti i nostri problemi poiché il Cosmo è fatto di equilibri ed un praticante deve affrontare le prove della vita come tutti: da solo, nell’incertezza e nella paura, sbagliando, cadendo e rialzandosi.
Esso sarà grato di ogni prova, perché ogni prova lo renderà più forte, per quanto terribile sia.
Odhin è il Dio della magia ma anche delle prove non a caso.
Ogni atto è una prova e non tanto il raggiungimento della meta quanto il percorso per raggiungerla ne indicherà il superamento. Gli intrecci del Wyrd e la ciclicità del tempo ci riproporranno le prove che non abbiamo superato anche in forme e sfumature leggermente diverse finché non riusciremo ad andare oltre e solo allora verremo sottoposti ad altre prove ancora.
L’esistenza nelle sue varie vite altro non è che un percorso, un viaggio, per questo definisco chi si dedica alle pratiche magico/spirituali viandante o viaggiatore perché si tratta sempre di un individuo in cammino alla ricerca di brandelli di Conoscenza e Verità.
Sweyn
