Mjoðr : il Sacro idromele

Scrissi questo articolo tra novembre e dicembre del 2021 per il sito dell’associazione Viandante del Nord di cui allora facevo parte.

Nella nostra Tradizione l’idromele è la bevanda sacra per eccellenza, che dona conoscenza e ispirazione. E’ composto da acqua e miele, che rappresenta il fuoco, per cui esso ha in sé le stesse forze delle origini, generatrici di vita. Si ottiene attraverso la fermentazione, processo in cui si esplica un azione delle forze vive della natura, nella quale è concentrata potenza divina fruttificante e trasformatrice, che potremmo considerare molto simile alla trasmutazione alchemica, in pratica la conversione della parte zuccherina in alcool. Abbiamo detto che il miele rappresenta il fuoco, ma chi produce il miele? Le api naturalmente. Esse sono in grado di produrre da sé il proprio nutrimento, trasformando il polline in miele e nel contempo impollinando altre piante.

Esse svolgono una funzione di sublimazione e purificazione e le troviamo anche in connessione al frassino Yggdrasil . Si crede che l’idromele sia la bevanda alcolica più antica ed in effetti, anche se oggi si usano lieviti, il miele con l’acqua fermenta da solo, certo il processo sarebbe più lungo, su alcune ricette ho trovato fermentazioni naturali fino a 18/20 mesi. Se poi pensiamo a Tradizioni diverse dalla nostra troviamo similitudini con il Soma indiano e l’Ambrosia greca giusto per citarne un paio.

Ma per comprendere meglio sintetizziamo il mito della “nascita” del sacro idromele.

Durante la guerra tra Æsir e Vanir venne stabilita una tregua e per suggellarla entrambe le parti decisero di sputare in una coppa, dal liquido contenuto in questa coppa nacque un uomo estremamente saggio di nome Kvasir. Due nani invitarono Kvasir a banchetto e lo uccisero a tradimento, mischiando poi il suo sangue al miele. Quando gli Dei lo cercarono i nani dissero che era morto soffocato nella sua sapienza. Dopo una diatriba con il gigante Suttungr i due nani gli “donarono” il sangue di Kvasir per aver salva la vita. Odino venuto a sapere di questo liquido di conoscenza si recò a Jotunheimr, grazie ad un trucco si liberò dei 9 contadini che lavoravano per il fratello di Suttungr e compì da solo il loro lavoro. A lavoro terminato chiese come ricompensa un sorso del liquido di conoscenza ma gli venne rifiutato. Scoperto il nascondiglio dell’idromele, con il suo trapano Rati, forò la roccia della montagna Hnitbjorg (“montagna del catenaccio”) e trasformatosi in serpente attraversò il foro ed entrò nella grotta dove la gigantessa Gunnlodr, figlia di Suttungr, custodiva l’idromele in 3 recipienti. Sedotta la gigantessa Odino giacque con lei per 3 notti e riuscì così ad ottenere 3 sorsi del prezioso liquido con i quali svuotò i recipienti. Si trasformò poi in aquila e volò verso la dimora degli Dei inseguito da Suttungr , anch’esso tramutatosi in aquila. Giunto a destinazione sputò il liquido in una grande coppa ma qualche goccia cadde al suolo poiché fu colpito da Suttungr. Le gocce cadute a terra furono a disposizione di chi le volesse , quella che viene chiamata la parte dei poetastri. Odinn diede poi l’idromele della coppa agli Aesir e a chi sapesse comporre versi.

Troviamo accenni alla sacralità dell’idromele in molti altri passaggi di poemi e saghe :

– Nella stanza 13 del Sigdrífumál leggiamo:

Rune della mente dovrai conoscere

se vuoi di ogni uomo essere più acuto.

Le interpretò le incise

Hroptr le escogitò,

da quella linfa che cadde in gocce

dal teschio di Heiddraupnir

e dal corno di Hoddrofnir.”

– Nello stesso poema alla stanza 18 leggiamo ancora:

Son stati raschiati via tutti i caratteri incisi un tempo

e mescolati al nettare sacro

e inviati per vasti cammini.

Sono tra gli Asi sono tra gli Elfi

fra i saggi Vani alcuni,

altri li hanno gli esseri umani.”

In queste due stanze troviamo allusioni all’idromele ed un suo collegamento con le sacre Rune, addirittura si dice che furono mescolate al “sacro nettare” e che furono escogitate dalla linfa che cade in gocce dal teschio e dal corno di colui che possiamo credere sia Mimir . Noi sappiamo che Mimir vive presso la fonte Mimisbrunnr dove Odhinn sacrificò un occhio per poter bere e così ottenere la Conoscenza.

Sappiamo inoltre dall’Ynglinga saga :

“ Fjolnir, figlio di Yngvi-Freyr, governò allora sugli Svìar e sul patrimonio[della corona] di Uppsalir. Egli era potente, fecondo e benedetto dalla pace. Frìdh-Fròdhi viveva allora a Hleidhr. Fra loro vi era amicizia e [si facevano] feste. Una volta Fjolnir andò da Fròdhi, in Selund, [dove] si era allestito un grande banchetto e si era invitata [gente] da ogni luogo. Fròdhi aveva una grande dimora dov’era stata costruita una grande tinozza alta molte àlnir, rinforzata con molti ceppi di legno. Era [stata] sistemata in una stanza [del piano] inferiore sopra la quale c’era una altra camera, con un apertura tra le assi del pavimento in modo da poter versare il liquido dall’alto e mescolarvi [l’idromele]. Il recipiente era stato riempito di idromele fino all’orlo. La bevanda era assai forte. A sera Fjolnir fu accompagnato nella stanza vicina e con lui il suo seguito. Nella notte egli uscì sul balcone a cercarsi un posto; egli era confuso per il sonno e ubriaco fradicio. Quando si voltò per tornare all’alloggiamento, avanzò lungo il balcone, [andò] poi verso la porta dell’altra stanza e vi entrò. Mise il piede in fallo, cadde nella tinozza dell’idromele e vi morì [annegato].

Così dice Thjòdhòlfr di Hvinir :

Fu compiuto,

là dove Fròdhi abitava,

il messaggio di morte,

che giunse a Fjolnir;

e l’onda senza vento

delle lance del bue

uccidere il sovrano

doveva.

La morte rituale, in questo caso, avviene attraverso l’idromele e si manifesta inizialmente come sonno, cioè assopimento delle energie vegetative e feconde che devono essere reintegrate dal tuffo rigeneratore. Possiamo collegare il nome Fjolnir al nordico antico fela, che significa “nascondere”, interpretandolo come “colui che è nascosto dall’idromele”, poiché, essendo un immagine del Dio della fecondità, viene nascosto nelle viscere della terra. L’eccesso di calore provocatogli dalla grande bevuta deve essere placato come il calore estivo sarà placato dalle piogge invernali, quindi egli è una divinità ctonia ( appartenente alle profondità terrestri). In parole povere Fjolnir “sacrificandosi” nell’idromele è diventato “divino” (il Dio nascosto nell’idromele) e sancisce in questo modo, ancora una volta, i ritmi della fertilità.

Nell’Edda l’idromele è la bevanda offerta agli eroi che hanno conquistato la Valholl, viene detto che la bevanda distilla dalle poppe della capra Heidrun scorre in un flusso inesauribile e versato nelle loro coppe. Il nome Heidrun è composto da Heidr , termine che spesso si trova riferito alle offerte rituali di idromele, che sta a significare “chiaro”, “brillante” nel senso di onore e nobile, e la parola Rùn cioè runa, sussurro, segreto. Heidrun è quindi la “chiara runa” o la “nobile runa”.

Ho qui citato alcuni esempi (e ce ne sono molti altri) dell’importanza del Mjoðr per gli antichi popoli nordici. Da queste nozioni deduciamo che è collegato con il sacrificio, con il rito e con le rune a molti livelli, esso è parte integrante della Spiritualità e della Tradizione che noi stiamo percorrendo, ancora oggi è presente nelle celebrazioni, nelle offerte e nei riti. Ricordiamo quindi che quando produciamo o beviamo idromele non abbiamo a che fare con una semplice bevanda alcolica ma siamo a contatto con parte della nostra Storia e Tradizione, essa ha una sua Sacralità che va rispettata. Skall !!!

SWEYN

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