
Una domanda che mi son posto spesso è : “ i nostri Antenati precristiani pregavano ? E se la risposta è si, come ? ” Nell’articolo Calendario Ásatrú abbiamo visto e stilato una sorta di calendario delle festività in cui sono presenti blót antichi e ricorrenze dell’Ásatrú “moderno”, ma questo non risponde alla domanda posta sopra, perché ciò di cui voglio parlare è qualcosa di più intimo che va a toccare il rapporto individuale con il divino nel quotidiano.
Innanzitutto potremmo chiederci cos’è la preghiera, in questo caso ci viene in aiuto la definizione del dizionario Treccani secondo cui essa è l’insieme delle parole, pronunciate o pensate, di cui è costituito il testo che si recita nel pregare, per rivolgere lodi alla divinità, o implorarne l’aiuto, il perdono, l’intercessione. Noi Ásatrúar non abbiamo preghiere scritte o prestabilite e nemmeno orari o giorni settimanali per pregare e sicuramente non imploriamo i nostri Dei né ci prostriamo a loro, non chiediamo il perdono ma accettiamo la responsabilità delle nostre scelte e compiamo azioni per evolvere, inoltre non crediamo nel peccato perché esso porta al senso di colpa e alla punizione il che invaliderebbe il senso di responsabilità, cioè la consapevolezza che le nostre azioni hanno conseguenze . Ciò potrebbe portare a pensare che per noi la preghiera è una pratica priva di senso, ma non sono d’accordo con questo approccio, per me la preghiera ha motivo di esistere ed ha una pertinenza anche con il nostro Culto anche se con una differente connotazione, in quanto il termine preghiera è anche sinonimo di invocazione.
Nel Rúnatal alla stanza CXLIV tra le domande poste a chi si avvicina alle Rune troviamo “…Sai come si deve invocare?” questo ci da conferma, in caso fosse necessaria, che le Rune sono indissolubilmente legate al divino e questo ogni praticante o aspirante tale dovrebbe sempre tenerlo a mente, inoltre viene sottolineata l’importanza che l’invocazione/preghiera rivestiva per i nostri Antenati.
Nella Hálfs saga ok Hálfsrekka nel primo capitolo si parla di re Alrekr il quale deve scegliere tra due mogli quella che gli preparerà la birra migliore (teniamo presente che la birra è considerata una bevanda sacra, di fatti la fermentazione è simbolo di conoscenza, trasformazione e fruttificazione). Una delle due donne invoca Freja per poter essere scelta, mentre l’altra invoca Odhinn . La saga racconta che Odhinn fece cadere il suo sputo come lievito e la donna che lo invocò fece la birra migliore ed ebbe re Alrekr come marito, ma questo ebbe anche un altro risvolto ovvero il fatto che il figlio nato da loro fu “donato” ad Odhinn stesso, cioè morì impiccato. Questo secondo aneddoto porta nuovamente in luce il fatto che i nostri Antenati pregassero, ma anche una legge sacra per noi, un dono per un dono e il monito che troviamo sempre nel Rúnatal alla stanza CXLV recita così :
“ Meglio è non invocare che troppo sacrificare:
sempre il dono guarda al contraccambio.
Meglio è non inviare che troppo offrire…..”
Quindi possiamo comprendere che occorre stare molto attenti nell’indirizzare invocazioni o a cosa chiediamo attraverso di esse, d’altro canto da questo racconto del mito abbiamo conferma del potere effettivo di una preghiera o invocazione che dir si voglia.
Non di poco conto è il fatto che noi non ci prostriamo agli Dei, ma cerchiamo attraverso azioni e pensieri di essere degni di Loro. L’uomo non è un essere perfetto, ha le debolezze dei mortali e chi segue una Via come questa deve essere conscio che il lavoro principale è volto all’interno e non all’esterno, l’automiglioramento è fondamentale così come l’accettazione di sé stessi per potersi avvicinare il più possibile al divino. Questo Percorso è il Cammino del Conoscere straripante di dure prove e come diceva Aristotele : “conoscere te stesso é l’inizio di tutta la saggezza”.
Dunque come possiamo acquisire la Saggezza?
Ritengo, ed è la Via che sto seguendo io, che occorra fare un lavoro triplice per progredire correttamente, tre strade parallele da portare avanti di cui la prima è fatta di studio, credo sia quasi d’obbligo studiare il Mito, le saghe e ogni testo che possa fornirci tasselli utili alla crescita e una comprensione maggiore, ma lo studio fine a sé stesso è inutile se non è accompagnato da altrettanta pratica. Praticare delle contemplazioni, delle offerte e altri “lavori” è fondamentale, molti libri forniscono pratiche basilari o i principi per crearne di proprie, alcune pratiche funzioneranno bene su certi individui, altre no, ognuno di noi è un essere a sé stante e la pratica che per me è perfetta può essere perfettamente inutile al sig. Pincopallo. Quindi occorre individuare e praticare assiduamente ciò che con noi funziona, si perché serve a poco fare una pratica al mese, la pratica deve essere costante e non richiedere per forza chissà che, bastano pochi minuti al giorno. La terza strada è forse quella meno considerata da chi studia e pratica esoterismo o Culti “neo pagani”, la via fisica, cioè l’utilizzo del corpo. La conoscenza di sé è anche la conoscenza del nostro corpo, che poi è il nostro tempio, occorre farlo lavorare, conoscerlo e sondarlo , serve integrare del lavoro fisico a quello mentale dello studio e quello spirituale della pratica, così come i monaci Shaolin alternano ore di meditazione e studio all’allenamento fisico, non è possibile mettere sette litri d’acqua in una tanica che ne può contenere cinque, allo stesso modo non possiamo Crescere mentalmente e spiritualmente se il nostro corpo non ci supporta.
Un elemento importante da ricordare è che oltre ad essere guerrieri gli Asi erano maestri di tutte le arti e tutti i mestieri, spesso definiti fabbri di canti, può sembrare un pensiero buttato li, ma la fisicità può anche essere trasposta in manualità, poniamo caso che per una nostra pratica ci occorrano una candela, delle Rune e una statuetta di una divinità, quanto più potente sarebbe la pratica se questi oggetti fossero autoprodotti ? Certo è più semplice acquistarli, anche più immediato, ma se le Rune ad esempio le facciamo da noi, camminando in un bel bosco, chiedendo ad un albero che “sentiamo” il permesso di tagliare il ramo , facendogli prima e dopo offerte, tagliando e levigando i dischetti uno ad uno, incidendo, dipingendo e attivando ogni singolo glifo quanto più sarebbe ricco il lavoro? Ci sarebbe il lavoro fisico/manuale, ma non solo perché ci sarebbe lo studio di come, quando e cosa fare e più importante ci sarebbe l’Intento di chi crea, e questo vale anche per la candela, la statuetta, l’incenso o qualsiasi altro strumento “sacro” utile alla pratica. Non temete anche una fanciulla può usare un martello o una sega, ed anche un maschietto può prendere ago e filo e cucire se necessario, mio nonno fece la guerra eppure si rammendava i calzini da solo, così come mia nonna lo aiutava a tagliare la legna o a vangare l’orto, e poi gli Sciamani si sono sempre creati da sé i propri strumenti, tamburo e abito compresi indipendentemente dal sesso.
Questo lavoro fisico/manuale, può, a mio parere, dare un enorme contributo alla nostra preghiera.

Ma tornando alla preghiera vera e propria non ho una risposta certa alla domanda sul “come pregavano i nostri Antenati”. Posso solo dare un idea, a grandi linee, di come lo faccio io. Poniamo caso che voglia volgere una preghiera al Dio Ullr, prima di tutto accenderò un fuoco o una candela, poi farò qualche minuto di centratura per liberare la mente ed essere completamente Presente in ciò che sto facendo, dopodiché mi rivolgerò direttamente a Ullr raccontando aneddoti a lui legati, utilizzando anche diversi nomi per chiamarlo ed attirare la sua attenzione, la domanda da porsi è cosa so di questa entità ? E’ il Dio che presiede la caccia, è un Dio tra i più antichi ed è un arciere spesso rappresentato sugli sci, quindi cercherò di allinearmi alla sua energia e alle sue peculiarità, quasi immedesimandomi in lui, utilizzando, per quanto possibile, tutti e cinque i sensi per recepire al meglio questa essenza o quanto meno l’attributo di quell’essenza di cui necessito in quel momento. Le parole che utilizzerò dovranno arrivare dal di dentro, spontanee, senza pensarci troppo, al termine compirò le mie offerte alla divinità ringraziando. Darò le offerte al fuoco che farà da tramite oppure le porterò in natura. Anche le offerte dovranno essere in linea con la divinità a cui dedico la mia preghiera o con cui cerco il contatto, quindi nel caso di Ullr sarà possibilmente selvaggina. Se la mia preghiera è stata accolta è probabile che in qualche modo mi arriveranno dei segni, forme particolari della fiamma, un animale che si fa sentire in quel dato momento, un sogno specifico o altro, posso anche estrarre una o più Rune per avere un responso. Importante è anche non vedere segni ovunque, all’inizio è facile vedere segni in ogni cosa, ma con la pratica e l’esperienza si imparerà a comprendere meglio quando l’entità è presente e ci invia segnali rispetto a quando si tratta solo di suggestione, non sempre le preghiere verranno accolte e non sempre sentiremo l’entità presente, anzi saranno davvero rare le volte che avvertiremo chiaramente un barlume di presenza del divino.
Ci tengo a ribadire che questo è il metodo che io utilizzo e che non deve necessariamente essere la prassi, ogni individuo deve creare il proprio rapporto personale con il divino attraverso ciò che con l’individuo stesso e la sua struttura funziona meglio.
Sentitevi liberi di pregare quando lo ritenete necessario, ma accompagnate azioni alle parole, consiglio caldamente di non lagnarsi per cose banali con il divino, né di prostrarsi, il nostro non è un Culto da schiavi penitenti ma da Guerrieri .
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SWEYN
