“ I Landvættir ”

I Landvættir sono considerati “Spiriti del Paese”, invisibili a chi non è dotato di una “seconda” vista, dotati di un certo “Potere” sulla natura ed in modo particolare nei luoghi in cui risiedono.
Purtroppo oggi molti luoghi sono considerati Álfreka, cioè luoghi privi di Spiriti , luoghi morti,
questo a causa dell’uomo, che con fare irrispettoso deturpa boschi un tempo pregni di vita con le sue immondizie e i suoi schiamazzi, inquina fonti e non mostra rispetto alcuno per i luoghi naturali. Un tempo, prima della croce e dell’inquinamento sfrenato, i boschi erano Sacri, basti pensare alle descrizioni pervenuteci del Bosco di Gamla Uppsala presenti nelle “Gesta Danorum” di Saxo Grammaticus e da Adamo di Brema nel suo “Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum”. In quel tempo gli uomini vivevano, per lo più, in sintonia con gli “Spiriti del Luogo”, lasciando loro offerte perchè gli fossero propizi. Ma andiamo con ordine, cerchiamo i Landvættir nel mito e nelle saghe per meglio comprendere il loro Culto e provare ancora una volta a inserire qualche tassello della Tradizione dei nostri Avi nel quadro.

Nella “ Oláfs saga Tryggvasonar” di Snorri ad esempio viene detto che Re Harald “Dente Azzurro” mandò uno “stregone” in Islanda in forma di balena per riferirgli su quelle terre. Quando lo “stregone” si avvicinò alla costa islandese vide tutte le montagne e le colline piene di “Spiriti Guardiani” , (il termine usato è landvéttum) alcuni grandi ed alcuni piccoli.
“að fjöll öll ok hólar váru fullir af landvéttum, sumt stórt, en sumt smátt”.

Nel Landnámabók abbiamo diverse menzioni dei Landvættir, una particolarmente rilevante la troviamo nell’Ulfljótslög, “legge di Ulfljót”, probabilmente introdotta nel 930 dopo Cristo, la quale afferma che le navi in avvicinamento dovevano necessariamente togliere le polene con testa animale per non spaventare gli “Spiriti” che proteggevano la terra .

Nella saga di Egils Skalla-Grímssonar vi è un interessante passaggio in cui Egill pratica, su un isola nei pressi dell’Hörðaland , un niðstǫng, ovvero una potente maledizione, verso Re Erik Ascia di Sangue e sua moglie Gunnhild e recita più o meno così:
“Qui ho allestito un niðstǫng.
Rivolgo questo odio al re Eirík e alla regina Gunnhild;
Lo dirigo ai landvættir che abitano questa terra,
in modo che tutti si perdano
nessuno di loro troverà né raggiungerà la sua casa
finché non faranno cacciare il re Eirík e Gunnhild dalla terra”.

Da questi tre frammenti provenienti da testi diversi possiamo iniziare a capire importanza, caratteristiche e funzioni dei Landvættir. Il termine Landvættir significa letteralmente “Spiriti della terra” e può anche essere considerato come “Spiriti della Natura”. Comprendiamo che erano legati al territorio, dimoravano in monti, colline, boschi o fonti e ad essi erano legati. Avevano la funzione di “Spiriti Guardiani”, quindi di protezione. A tal proposito, secondo Nigel Pennick nel suo “Tradizione Nordica” , questi Spiriti quando erano onorati e venivano poste loro giuste offerte creavano una vera e proprio difesa dei campi coltivati, così come degli insediamenti rurali, ma se non rispettati potevano diventare una vera piaga. Deduciamo che sono ciò che il folklore ha poi sostanzialmente trasformato in folletti. E’ altresì interessante notare come nella maledizione attuata da Egill vi sia presente il “far perdere la strada” ai Landvættir, questo ci porta a pensare che non solo il benessere del luogo in cui vivono dipende da loro ma che anche il benessere degli Spiriti stessi dipende dalle loro “case” in un rapporto che definirei “direttamente proporzionale” per usare termini matematici. Inoltre dalla stessa strofa comprendiamo che la loro forza era tale da scacciare i reggenti di un regno e questa non è certo cosa da poco. Nel manoscritto di Hauksbók si parla di offerte di cibo fatte ai Landvættir, poste sotto a pietre o rocce, per ottenere prosperità per le fattorie circostanti. Questa pratica è ancora osservata da molti Ásatrúar, me compreso. Ogni volta che si esegue un qualsiasi tipo di rituale in luoghi naturali, è bene fare Offerte agli Spiriti del luogo, anche se si intende praticare una “semplice meditazione”, anche per sola Educazione o Rispetto nei confronti di chi, visibile o meno, risiede nel luogo da noi scelto. Teniamo presente che prima di Cartesio, il quale sostanzialmente definì la terra morta e priva di anima, le genti di vari Credo e Tradizione usavano porre Offerte in natura. Di base ogni Tradizione di stampo sciamanico crede e persegue la Via del contatto con gli spiriti della natura, la stessa iniziazione sciamanica prevede una discesa tra gli spiriti ctoni per risalire ai cieli superni. Noi, come individui su un percorso spirituale, dovremmo ricercare questo contatto con il nostro pianeta e gli spiriti che lo popolano altrimenti non vedo proprio come potremmo elevarci verso il divino. Come ultima considerazione vorrei porre l’attenzione sul fatto che raramente in antichità si scomodavano gli Dei con richieste o per le pratiche personali, più spesso per questi compiti più “semplici” erano interpellati o presi in causa gli Spiriti del luogo . Dunque onoriamo i Landvættir, rispettiamoli e quando pratichiamo in natura, stiamo aperti e ricettivi individuando luoghi vivi e adatti alla nostra pratica, chiediamo permesso e stiamo in ascolto di qualsiasi reazione attorno a noi, gli Spiriti ci parlano, anche attraverso il Wyrd e tutto ciò che in esso è presente.

Sweyn

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